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Ue e Cina e la politica climatica

Nelle ultime settimane è emerso un rinnovato impegno globale nella lotta al cambiamento climatico. Fanno parlare i recenti sviluppi del Consiglio europeo, della strategia cinese e le inedite aspirazioni nipponiche, coreane e statunitensi.

Il 22 settembre, la dichiarazione di Xi Jinping alla Conferenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha suscitato l’approvazione di Bruxelles ed il consenso generale nella comunità internazionale. Per l’occasione, la Repubblica popolare cinese ha fissato l’ambizioso obiettivo di neutralità di emissioni di CO2 al 2060 con un picco di emissioni di carbonio previsto per il 2030.

Dopo la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali, le recenti dichiarazioni su un ritorno degli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi sul clima hanno suscitato forti aspettative in un’inversione di rotta statunitense nella cooperazione sulle politiche climatiche. Anche il Giappone e la Corea del Sud hanno da poco annunciato la carbon neutrality entro il 2050. Resta da stabilire se queste ultime dichiarazioni troveranno o meno riscontro in una strategia concreta.

È comunque positivo che più Paesi abbiano riconcentrato il loro focus su clima, ambiente, biodiversità e politiche di sostegno alla transizione verde con uno slancio che fa ben sperare in una nuova cornice di multilateralismo e di diplomazia climatica.

Ue verso il 2030 e oltre
L’Unione europea sta già implementando la sua strategia di transizione verde attraverso finanziamenti e programmi di sviluppo che mirano al raggiungimento di zero emissioni nette di gas serra entro il 2050.

Ad ottobre, il Consiglio europeo si è riunito per fare il punto sui target di riduzione delle emissioni e ha raggiunto un accordo sull’obiettivo per il 2030: non più una riduzione del 40% – come previsto dal quadro 2030 concordato nel 2014 – ma del 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Un obiettivo decisamente più ambizioso. Nel 2018 l’Unione europea aveva già raggiunto e superato gli obiettivi per il 2020, previsti dal primo pacchetto legislativo clima-energia approvato nel 2008.

Prima ancora che le linee guida della Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen vedessero la luce, l’Ue si stava già muovendo verso la mitigazione del problema climatico con la creazione di un sistema di scambio di quote di emissione (Eu Ets) e la delineazione di obiettivi nazionali.

A partire dal lancio del Green Deal europeo, l’Unione europea ha abbracciato il ruolo di leader mondiale nel contrasto al cambiamento climatico, applicando misure speciali per una transizione equa e giusta. Durante il Consiglio europeo del 10-11 dicembre si discuterà ancora degli obiettivi per il 2030 e degli obiettivi nazionali.

Ecologia cinese
La Cina ha appena fissato un obiettivo dalla portata storica. La strategia a lungo termine per raggiungerlo verrà delineata nei prossimi mesi, ma sono già stati pubblicati documenti che danno seguito e credibilità alla dichiarazione di Xi.

Tra questi, una Guidance for Promoting Climate Investment and Finance. L’inclusione a novembre delle nuove politiche climatiche e delle disposizioni da attuare all’interno del sistema per l’ispezione disciplinare dei governi locali indica una presa di posizione più concreta da parte del governo centrale, perché mira direttamente all’applicazione delle politiche nelle province.

All’interno del quattordicesimo piano quinquennale, delineato durante il V Plenum del XIX Comitato centrale del Partito comunista cinese, figurano già diversi paragrafi dedicati al clima, alla “civilizzazione ecologica” e all’importanza delle politiche climatiche nell’agenda dell’esecutivo. Potrebbero emergere ulteriori precisazioni prima della primavera 2021, periodo in cui è prevista l’approvazione dell’Assemblea nazionale del popolo.

Diplomazia climatica
In questo quadro piuttosto incoraggiante, si affacciano numerose opportunità di cooperazione e dialogo tra Unione europea e Cina, prima fra tutte, la cooperazione nella lotta al cambiamento climatico, non senza difficoltà ed ostacoli.

L’Ue deve poter contare su competenze maggiori per dialogare con una Cina che fino a questo momento ha prediletto il dialogo bilaterale con i singoli Paesi membri. L’Europa necessita di un approccio integrato e pragmatico se aspira a diventare l’interlocutore privilegiato di questa conversazione.

Le relazioni sino-europee troveranno terreno fertile per un’intesa sempre più salda nell’azione sul clima. Entrambe sono fautrici di una vera e propria diplomazia climatica, della quale possono avvalersi per giocare un ruolo determinante nella governance globale su clima, ambiente, energia ed innovazione. Reagiranno ai prossimi cambiamenti previsti dalla presidenza di Biden, ma non abbandoneranno né muteranno i loro obiettivi in funzione delle decisioni che prenderà Washington.

La prossima riunione della Cop26 è rimandata a novembre 2021 a causa della pandemia, ma c’è un barlume di speranza per una maggiore responsabilità ed azione delle parti. I risultati deludenti nella precedente Cop25 e del più recente vertice Cina-Ue dello scorso settembre mostrano in maniera sempre più evidente che le relazioni Ue-Cina sono e saranno per molto tempo ricche di tensioni, ma ci sono tutte le premesse per questi due campioni per aprire una piattaforma di cooperazione sul clima che vada nella direzione di un accordo.