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Gli impegni dell'italia al G20 sul fornte Clima ed Energia

I Paesi del G20, responsabili collettivamente per l’80% delle emissioni globali di CO2, hanno mobilitato la cifra senza precedenti di 12 mila miliardi di dollari per rilanciare le proprie economie in risposta alla pandemia. Le crisi come quella in corso offrono opportunità uniche per trasformare i modelli di sviluppo economico vigenti.

I fondi erogati possono essere utilizzati per costruire le infrastrutture necessarie alla transizione energetica, intraprendere investimenti pionieristici in ricerca e sviluppo e lanciare politiche industriali verdi, mirando ad acquisire nuovi vantaggi comparati in un contesto economico globale altamente competitivo.

Esistono, tuttavia,  anche dei rischi. Un’immissione così ingente di capitali, non priva di effetti macro-economici distorsivi difficili da prevedere, potrebbe addirittura finire per ritardare la decarbonizzazione se gli investimenti fossero indirizzati verso attività economiche ad alta intensità carbonica. Inoltre, le risorse potrebbero andare sprecate o essere diluite in mancanza di visioni coerenti, dato che molti investimenti necessari alla transizione energetica sono interdipendenti. 

Combinazioni difficili
Coniugare crescita economica e decarbonizzazione è una delle sfide più importanti che i decisori politici si trovano ad affrontare e dovrebbe essere al centro dell’agenda del G20, un forum che storicamente ha un ruolo importante nella promozione di riforme della governance economica globale. Cambiare passo è urgente perché, per quanto sia iniziato, il decoupling tra crescita del Pil e crescita delle emissioni non è ancora profondo. Se nel 2020 le emissioni globali di CO2 caleranno del 7-8%, nei cinque anni precedenti le emissioni si erano sostanzialmente stabilizzate, calando timidamente in alcuni anni per poi tornare ad aumentare in altri. 

Secondo gli scienziati, le emissioni dovrebbero calare ogni anno fino al 2030 dello stesso tasso registrato nell’eccezionale e (auspicabilmente) irripetibile anno 2020. Questo per imboccare una traiettoria delle emissioni compatibile con l’impegno di limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi entro il 2100. Il problema è che il crollo delle emissioni registrato nel 2020 è stato generato da un vero e proprio collasso dell’attività economica e della mobilità piuttosto che da cambiamenti strutturali, per cui un rimbalzo delle emissioni è ampiamente atteso a partire dal 2021

Ruolo del G20
Con la presidenza del G20, l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo importante in una congiuntura storica delicata, dove verranno prese decisioni fondamentali che plasmeranno il rapporto tra crescita economica e decarbonizzazione nel prossimo decennio. 

L’Italia eredita la presidenza del G20 dall’Arabia Saudita. Nonostante le basse aspettative della vigilia, la presidenza saudita ha mantenuto il clima tra le proprie priorità. Sebbene non si siano raggiunti risultati rivoluzionari, il fatto che il clima sia rimasto tra le priorità anche nel comunicato finale è notevole se si considera che nel 2020 Riad (anche in sede di G20) ha dovuto affrontare una gravissima crisi del mercato petrolifero

Un concetto su cui il G20 a guida saudita ha puntato molto è quello di “economia circolare del carbonio“. Esso ruota attorno alle cosiddette “quattro R“, ossia ridurre il carbonio, riutilizzarlo come materia prima, riciclarlo attraverso il suo ciclo naturale con la bioenergia e rimuoverlo dall’atmosfera, stoccandolo. Nonostante il concetto sia stato osteggiato da molti con l’accusa di distogliere l’attenzione dalla ‘R’ più importante (la riduzione delle emissioni), l’Arabia Saudita è riuscita a raccogliere consenso e ad includerlo nel comunicato finale. In cambio, ha inserito un rinnovato impegno a tagliare i sussidi inefficienti ai combustibili fossili.

Priorità della presidenza italiana
L’Italia ha già iniziato a dichiarare in pubblico alcune priorità in ambito energetico-climatico. Innanzitutto, tra le priorità figura la promozione dell’economia circolare, riprendendo alcuni aspetti del lavoro saudita e introducendone di nuovi per ampliarne il respiro rispetto all’enfasi sulla circolarità carbonica. 

Altre priorità sono la necessità di concentrarsi sugli spazi urbani come luoghi in cui il processo di decarbonizzazione dovrà essere promosso, anche attraverso le cosiddette nature-based solutions, il tema della mobilità sostenibile, il rinnovo degli edifici per migliorarne l’efficienza energetica (fronte su cui l’Italia è impegnata in prima linea, grazie all’ecobonus), la digitalizzazione delle reti (dove l’Italia ha ottime credenziali, detenendo un vantaggio comparato) e l’accesso all’energia con particolare riferimento all’Africa, tema e regione trasversale nella presidenza italiana del G20.

Tuttavia, per le ragioni esposte in precedenza, la partita principale si giocherà sulla ripresa verde e il successo del G20 si misurerà soprattutto sulla sua capacità di influenzare le scelte dei propri membri su come indirizzare le misure di stimolo macro-economico ed evitare pericolosi lock-in carbonici. In questo contesto rientreranno discussioni su temi spinosi come il prezzo del carbonio e le tasse sul carbonio alle frontiere.

L’Italia e l’Unione europea dovranno anche risolvere la tensione tra il loro continuo supporto alla apertura dei mercati e alla condivisione tecnologica, da un lato, e la volontà di promuovere una nuova autonomia strategica, dall’altro. 

L’avvio di un lavoro multilaterale
Sarà improbabile raggiungere risultati rivoluzionari ma sarebbe utile iniziare un lavoro multilaterale su come misurare la quantità di carbonio incorporata nei beni di scambio per arrivare gradualmente a tassonomie internazionali, introdurre variabili di rischio climatico nelle valutazioni di rischio finanziario e nei criteri di lending, trovare convergenze sulle riforme alle banche multilaterali di sviluppo affinché queste adottino criteri ambientali più stringenti, e promuovere con maggiore ambizione la climate risk disclosure

Un partner chiave per l’Italia è il Regno Unito, con il quale Roma deterrà la co-presidenza della Cop26 e che invece avrà la presidenza del G7. La triangolazione Cop26-G20-G7 sarà per l’Italia un’occasione unica per influenzare l’agenda energetico-climatica globale.

Il rapporto con gli Stati Uniti sarà altresì fondamentale. L’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca crea condizioni favorevoli al dialogo multilaterale su energia e clima e aiuta l’Italia e il Regno Unito nella promozione delle riforme di governance economica globale necessarie ad assicurare una ripresa il più verde possibile.