Usa Cina e la Battaglia Tecnologica e Spaziale

Dagli anni ’60 in poi gli Stati Uniti hanno avuto una posizione di dominio sulle attività spaziali, un periodo d’oro che in qualche modo si è concluso con la fine del programma Shuttle. Questo periodo corrispondeva anche alla competizione con l’Urss, corollario della guerra fredda.

Il crollo dell’Urss nel 1989 e l’indebolimento della Russia nel decennio successivo hanno confermato in qualche modo la vittoria degli Usa, ma anche l’esaurimento di un ciclo di affermazione nello spazio che corrispondeva alla volontà di manifestare una supremazia.

Una nuova corsa allo spazio
Dopo un periodo di relativo passaggio a vuoto, abbiamo potuto costatare un rilancio della visione spaziale americana dalla presidenza Obama in poi, con il ritorno annunciato delle capacità di volo spaziali statunitensi: nel maggio 2020 la capsula Crew Dragon ha inaugurato un nuovo ciclo di presenza statunitense nello spazio, circa una decina di anni dopo l’ultimo volo dello Shuttle Atlantis. Nel frattempo abbiamo assistito a un profondo rinnovo della politica spaziale statunitense, con un modello di affidamento da parte della Nasa di contratti di servizio ad azienda private.

Questa riforma ha fortemente contribuito a sviluppare il new space, quel nuovo settore spaziale caratterizzato dall’ingresso degli imprenditori della tech come Elon Musk e Jeff Bezos nelle tecnologie spaziali. Tutto questo si traduce anche con il rilancio dell’esplorazione spaziale con piani di presenza sulla Luna e su Marte, un ritorno al concetto statunitense di “nuova frontiera”. La presidenza Trump ha confermato l’importanza della dimensione militare spaziale, con la creazione di una forza spaziale autonoma, accanto a quelle già esistenti (esercito, marina, aeronautica e marines). Il rilancio della politica spaziale americana si inserisce anche nel contesto di una competizione con la Cina.

Il primo satellite cinese è stato lanciato nel 1970. La Cina è stata a lungo percepita come un Paese relativamente minore che cercava di dotarsi delle capacità spaziali nell’ambito di un programma di “grande nazione”. Dagli anni ’90 in poi, il programma spaziale cinese è cresciuto a un ritmo sostenuto , con il lancio nel 1992 di un programma di volo umano. Nel 2003 la Cina ha messo il primo taikonauta in orbita con la navicella spaziale Shenzhou, sviluppando poi anche un modulo spaziale. La stazione spaziale cinese Tiangong-3 dovrebbe essere completata nel 2022, il che pone la Cina in una posizione di vantaggio comparativo mentre la stazione spaziale internazionale (Iss) sta invecchiando. La Cina si sta inoltre affermando come potenza spaziale con il lancio un programma di esplorazione verso Marte e la pianificazione di una sua base lunare con orizzonte 2030, due iniziative parallele a quelle statunitensi.

La spinta di Xi
Da quando Xi Jinping è arrivato al potere nel 2012, vi è stata un’ulteriore accelerazione che corrisponde alla volontà di fare della Cina una grande potenza tecnologica capace di raggiungere e superare le altre in materia di innovazione. Nel giugno del 2020 la Cina ha completato la costellazione satellitare di posizionamento Beidou-3, che fa parte di una strategia ambiziosa di dispiegamento di una rete spaziale di informazione legata all’iniziativa della cosiddetta Via della seta. Si tratta di una visione di espansione tecnologica che traduce nel settore delle tecnologie dell’informazione le ambizioni di egemonia strategica di una Cina che cerca di estendere la sua sfera di influenza ad altri Paesi. Seguendo questa logica la Cina sta iniziando a mettere in orbita costellazioni di satelliti a banda larga (Hongyan , Hongyun e  Xingyun),b un settore in forte evoluzione con la creazione di nuove società che vogliono velocizzare il dispiegamento di costellazioni cinesi, e il ruolo emergente di alcuni imprenditori legati al potere.

La Cina ha dimostrato nel 2007 la sua capacità di distruzione di un satellite con un missile, illustrando de facto l’accesso alla tecnologia Asat. Questo avvenimento è stato percepito negli ambienti statunitensi come un segnale inequivocabile della crescita di una minaccia cinese sulle infrastrutture spaziali. Da quel momento, vi è stata l’integrazione da parte della dottrina militare statunitense di un pericolo cinese nella strategia spaziale, uno dei motivi sottostanti alla creazione dell’arma spaziale americana.

Le prospettive della dimensione spaziale
Ma bisogna superare questa dimensione di “nuova guerra fredda” che potrebbe apparire di primo acchito osservando l’attuale competizione fra Stati Uniti e Cina.

Il settore spaziale sta conoscendo un’impressionante accelerazione, con l’ingresso delle piattaforme tecnologiche statunitensi nelle tecnologie spaziali. Il dispiegamento di costellazioni spaziali a banda larga da parte di Space X o Amazon sta di fatto cambiando il paradigma spaziale: le tecnologie spaziali vengono ormai incluse nella catena globale di acquisizione e trasmissione dei dati, e sono pezzi fondamentali di una rete globale di dati. Per certi versi, le tecnologie spaziali si stanno fondendo con le tecnologie dell’informazione, il che rappresenta sia un’opportunità di crescita sia un pericolo per un settore rimasto a lungo come un gioiello tecnologico a sé stante. Il moltiplicarsi di progetti di costellazioni cinesi indica quanto questa corsa per la supremazia globale nelle tecnologie dell’informazione sia stata capita e già integrata nei piani del partito comunista cinese.

Assistiamo a una lotta per delle forme di dominio se non di monopolio di raccolta e trattamento dei dati su scala globale. Si tratta di un insieme di questioni fondamentali per la capacità tecnologica, per la crescita economica, ma soprattutto per la democrazia e i diritti, in quanto il governo delle tecnologie dell’informazione, che passano anche tramite le capacità algoritmiche dell’intelligenza artificiale, determina le condizioni della vita civile in senso lato.

Il ruolo dell’Europa
La competizione in corso fra Stati Uniti e Cina deve interpellare l’Europa sulle proprie scelte in materia di investimento tecnologico e di rapporti con gli alleati. La Commissione europea l’ha capito benissimo quando ha annunciato il lancio di un programma-bandiera sulla connettività spaziale. Ma bisogna prolungare il ragionamento per aver ben presente che la tecnologia esprime l’attualità e il futuro delle nostre democrazie.

Da questo punto di vista, l’uso che fa il regime cinese dei dati dei suoi cittadini può risultare perlomeno inquietante per i nostri standard in materia di diritti. Questo pericolo richiede non soltanto una particolare vigilanza da parte dell’Unione europea, ma anche di approfittare delle aperture formulate dalla presidenza Biden per alzare il livello di discussione con gli Stati Uniti e cercare di influenzare sia l’andamento tecnologico sia il rispetto di regole sui dati, tendendo a mente che da questo punto di vista la proposta di alleanza fra le democrazie potrebbe risultare opportuna.

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